En la Tierra del Fuego

El diario del Fin del Mundo

non omnis moriar

eleganza
Ma ho vissuto,
e non ho vissuto invano;
la mia mente perderà la sua forza,
il mio sangue e il suo fuoco,e,
sconfitto il male,
perirà anche il mio corpo,
ma in me esiste qualcosa
che consumerà il tormento del tempo
e vivrà quando sarò morto

George Gordon Byron

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La morte, parola che cristallizza tra i denti mentre la pronunci. Due sillabe veloci che ti permettono di sussurrare l’ultima lasciando in sospeso la fine, quasi a voler prolungare la vita stessa. Ed il suo reciproco, l’immortalità, che nel suo onomatopeico prolisso rimanda una fine inevitabile, all’infinito.
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Non so se mi spaventa di più l’idea di dover morire, o il come oppure il quando. Non so neppure, in realtà, se si tratta di paura o di altro. Forse si tratta solo di curiosità che maschero con l’indifferenza di una vita trascorsa ad occuparsi di altro: lavarsi i denti, pulire le scarpe, riordinare i cd per titoli. Occupazioni temporanee che distolgono l’attenzione dal tema principale, che mi permettono di sottolineare con enfasi che ‘la vita l’ho vissuta’.
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Un elenco di cose fatte, giorno per giorno, e un altro di cose da fare nei prossimi, che mi convince di avere una collocazione stabile, imperitura, nel mondo materiale. Chiodi che mi fissano in questa dimensione impedendo l’inevitabile trapasso.
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Tutto ciò che accade intorno a me è transitorio. Cambia il paesaggio che osservo percorrendo strade conosciute, cambiano le persone che frequento abitualmente.
Loro sono in movimento, verso un livello più elevato, in corsa dritti verso un traguardo che è la morte.
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Io no. Io sono fermo. Osservo, valuto, comprendo. Ma non mi muovo. Forse aspetto solamente. Non so esattamente che cosa ma lo faccio silenziosamente.
Perché nessuno si accorga di me.

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da 'sotto la sabbia' - banlieues

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fragile - sting


 

banlieues || 08:57 || martedì, 25 luglio 2006
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il tempo è un vuoto instabile

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mondo1
«Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta.
E' per questo che l'uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.
»
 Milan Kundera

In alcuni modelli fisici il concetto di spazio-tempo instabile è usato per spiegare la creazione dell’universo, attraverso una transizione di fase che con dispendio di entropia determina la trasformazione di tempo virtuale in tempo attuale. Si vorrebbe rispondere fin dall’inizio dell’universo alla domanda su cosa sia reversibile e cosa sia irreversibile. No, l’universo è irreversibile.

Naturalmente alcuni piccoli fenomeni limitati possono essere descritti mediante processi reversibili. Ma essi sono come percezioni, esse sono come piccole sacche. La nascita dell’universo corrisponde a un processo irreversibile. Corrisponde a una sorta di distruzione della continuità dello spazio-tempo, del vuoto. E così via, con altre transizioni di fase, con altri processi irreversibili. In questi processi irreversibili si possono creare entrambe le strutture, ordine e disordine, ed è troppo semplice dire che l’universo è una fluttuazione del vuoto, intendendo che la nascita dell’universo avverrebbe, secondo alcune teorie, senza dispendio di energia. In qualche modo l’energia deve essere conservata. E l’elemento nuovo, che consente di rispettare il principio di conservazione dell’energia, è l’entropìa. Questa teoria rinuncia al vuoto quantico. Anche il vuoto quantico ormai deve tenere in conto alcune costanti dell’universo: la costante di Planck, la velocità della luce, la costante gravitazionale. Inoltre anche il tempo è una fluttuazione, come è previsto nella relazione di Heisenberg.

Quindi, nel vuoto instabile si possono avere fluttuazioni in cui la materia si concentra in piccole regioni. In casi eccezionali, quando molta materia si concentra in regioni molto piccole, possono originarsi buchi neri. Se i buchi neri possono nascere, la radiazione si può decomporre in materia ordinaria. In definitiva lo spazio-tempo diventa realmente materia attraverso la formazione intermedia di buchi neri. Ma, naturalmente, la stabilità non è eterna. E, così come si è verificata una volta originando il nostro attuale universo, una qualche fluttuazione di questo tipo potrebbe di nuovo verificarsi in un qualsiasi momento del futuro.

Così giungiamo, o forse ritorniamo, a questo aspetto: a un modo completamente nuovo di vedere la relazione tra il tempo e l’eternità. In un certo senso tutto il nostro universo è tempo, è irreversibilità. Però il tempo emerge da una realtà eterna che è il vuoto.
 
E la felicità è entropia, essendo l’energia di trasformazione del vuoto in tempo attuale.
banlieues || 08:59 || domenica, 23 luglio 2006
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tempo

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tempoa volte il  tempo mi corre addosso, mi stritola.
allora il tempo mi bracca,
quando io mi perdo nelle tue fantasie,
nei tuoi sguardi,
nella tua voce suadente che mi strizza il cuore.
poi in un mille-millesimo di secondo,
è il  tempo che  mi riporta alla realtà.
ed i silenzi si prolungano,
fino a colmare la distanza con la tua assenza
è allora che il tempo si allunga, si dilata:
come un felino che si stira,
riempie quegli spazi vuoti che mi separano da te,
infiniti momenti singoli fatti di battiti del mio cuore.
ancora è il tempo, se io sogno,
che accende il faro nella notte nera,
e rapido mi porta nella tua luce.
tempo
che allontani e che avvicini,
che separi e congiungi.
a volte il tempo è un sentiero e lo percorri placido,
mano nella mano,
nel tempo dell’innocenza e della serenità:

ma non è tempo, ancora.

big time sensuality - bjork

banlieues || 07:31 || venerdì, 21 luglio 2006
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